IL NOSTRO CLIMA - ITALIA
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Il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Italiano è di recente costituzione:
legge 349 del 8 luglio 1986.
L’Italia ha ratificato il Protocollo di Kyoto con la legge n. 120 del 1 giugno 2002. Per il Bel Paese è fissato un obiettivo di riduzione nazionale del 6,5% dei sei principali gas serra rispetto alle emissioni del 1990. In base a tale obiettivo, nel periodo di adempimento 2008-2012, la quantità di emissioni assegnate all’Italia non potrà eccedere le 487,1 Mt CO2 eq. La legge impegna l’Italia ad adottare le misure necessarie a ridurre le emissioni di CO2 e individua un piano nazionale di riduzione. In attuazione della legge 120, la delibera n. 123 del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica- CIPE del 19 dicembre 2002 ha approvato il Piano Nazionale per la riduzione delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra, che stabilisce:

  • Le quote di riduzione per i singoli settori industriali per il periodo 2008-2012;
  • Il potenziale massimo di assorbimento di carbonio ottenuto mediante interventi di riforestazione e mediante interventi di gestione forestale e dei suoli agricoli, stimato in 10,2 Mt CO2 eq. 

Tale obiettivo risulta abbastanza ambizioso, sia perché l'Italia è caratterizzata da una bassa intensità energetica, sia in funzione del fatto che dal 1990 ad oggi le emissioni italiane di gas serra sono già notevolmente aumentate e, senza l'applicazione di politiche e misure nazionali, sono destinate a crescere ancora. Ai fini di una chiara comprensione dello sforzo di riduzione che l'Italia dovrà effettuare per raggiungere tale obiettivo, basti pensare che lo scenario di emissione "tendenziale" di gas serra al 2010 per l'Italia prevede dei livelli di emissione pari a 579,7 Mt CO2. Rapporto cambiamenti climatici 2007

3 i Ministeri impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di Kyoto: il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dell’Agricoltura e della Politiche forestali. L’Italia in settembre 2007 ha presentato alla Commissione EU a Bruxelles il Piano Energetico Nazionale che definisce una politica di integrazione per la riduzione delle emissioni e lo sviluppo delle rinnovabili. Le due politiche sono legate non solo perché adottando più energie rinnovabili si riducono le emissioni, ma anche perché un efficiente mercato del carbone potrebbe condurre all’aumento dei prezzi della CO2, rendendo economicamente più vantaggiosi l’uso delle rinnovabili. In altre parole, la maggiore diffusione delle tecnologie rinnovabili aiuterebbe a ridurre i costi attuali, contribuendo ad un più elevato livello di sostituzione dei combustibili fossili.

 

Altra politica di integrazione prevista nel Piano Energetico Nazionale riguarda la relazione tra efficienza energetica ed energie rinnovabili. E’ evidente che, data la stima prevista di uso di energia nel 2020, bisognerà tenere in conto il risparmio derivante dall’aumento di efficienza. L’obiettivo di efficienza definito al 20%, è da considerare in relazione alla definizione nazionale dei vincoli  previsti per il raggiungimento credibile e ed effettivo dell’obiettivo sulle rinnovabili. Riducendo il consumo, l’efficienza può fornire un vero e proprio contributo in termini di costi effettivi per il raggiungimento dei 3 obiettivi finali definiti nella Direttiva 20 20 20. Per le rinnovabili, l’Italia considera essenziale la condivisione degli obiettivi basati su un’accurata e dettagliata valutazione del massimo potenziale teorico nazionale. L'Italia ha previsto di diversificare l'azione per la riduzione delle emissioni di CO2 utilizzando il "Joint Implementation e Clean Development Mechanism che prevede la costruzione di impianti a fonti rinnovabili in paesi esteri. L'attenzione italiana è focalizzata nei paesi balcani e dell'est Europa.   

 

Sono già evidenti ai cittadini italiani i cambiamenti climatici in atto: l’aumento delle temperature medie in Italia avvenuto negli ultimi 50 anni è stato di circa 1,4 gradi. Il calo delle precipitazioni totali su tutta Italia di circa il 5% a secolo. Diminuzione di circa 50 miliardi di metri cubi per anno, la dotazione di acqua. I maggiori rischi presenti sul nostro territorio legati al cambiamento del clima sono: desertificazione, ghiacciai e aree a rischio di deglaciazione, ambiente marino-costiero, dissesto idrogeologico della laguna di Venezia e Alto Adriatico. Differenti stakeholder sono impegnati nel mitigare gli effetti del cambiamento climatico: imprese, associazioni di categoria, associazioni ambientali, centri di ricerca, media. Tuttavia la cultura al risparmio energetico e alla mobilità sostenibile rappresentano una sfida ancora aperta.  


All’interno del Parlamento Europeo presiede la Commissione Clima, l’on. Sacconi a testimoniare l’urgenza e l’interesse del Bel Paese sul tema. Partecipazione attiva by-partisan degli onorevoli italiani EU nella Commissione Ambiente e Clima.                      

 

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